Le opere

Tullia Socin. Cosmogonie

Nel corso degli anni Sessanta Tullia Socin dedica  grande parte della sua produzione pittorica alle visioni cosmologiche, che si inseriscono in una più ampia ricerca “sul non figurativo” iniziata almeno una decina d'anni prima. Madre di mondi, Tullia Socin si muove in una dimensione liminare, oltre il figurativo, contro la bidimensionalità della tela e per un corpo partecipe e coinvolto nell’origine materiale e memoriale dell’opera. 

Una danza febbrile e creatrice che ora investe il cosmo, ma che non avrebbe potuto generarsi se   non dalla natura folta, viva, vibrante, già astratta e ricondotta agli elementi essenziali, ricomposta e diluita nella luce, ripensata dalla metà degli anni Cinquanta. Una natura afferrata mentre vibra e vive, retta da un panico mistero che è la legge che muove e svela il cosmo.

L'universo di Tullia Socin è astratto, liquido, denso,  una soluzione fluida che dissolve Io-Natura in Io-Cosmo. 

Grandi tele che testimoniano l’interesse e lo studio sulla polimatericità, magmatiche visioni di risonanze astrali, concretamente intensificate dall’inserimento di vecchi ferri e corde, resti, vestigia e ricordo della fabbrica di famiglia, potenziate dall’atto di un corpo fisico che agisce sul corpo inerte denso di pigmento, messo in moto, reso ricettivo.

Grazie alla convenzione fra la Fondazione Socin e la Ripartizione Musei della Provincia Autonoma di Bolzano le schede relative ad un nucleo di opere di Tullia Socin ed Enrico Carmassi sono visibili sul portale dei beni culturali in Alto Adige.