Le opere

Enrico Carmassi. Prigionieri

A Torino, a Ivrea e alla Spezia ho presentato un gruppetto di sculture che hanno per tema la “prigionia dell’uomo”. Sono esseri costretti da gabbie, in un’ansia di liberazione. Qualcuno vi aveva visto evocati la guerra con i campi di prigionia e di morte; ma è l’uomo nella sua prigionia di ogni tempo e di ogni luogo, chiuso tra le sbarre dell’ingiustizia, dell’egoismo e della malvagità umane, in un’ansia di liberazione verso Dio e l’eternità.

Parole che suonano come un confessione, l'intima e più autentica lettura della serie "Prigionieri" contenuta in una lettera autografa dello stesso Enrico Carmassi datata 1970.

Già nel 1963, in un altro documento autografo, Carmassi restitiva alla carta una preziosa testimonianza circa la genesi e la natura dei "Prigionieri", legandone l'orrore e la costrizione alla "Solidarietà" nella quale lo sculture legge la naturale evoluzione e sconfinamento del dolore. Alla "Solidarietà" è dedicata un'ulteriore ricerca artistica.

Il gruppo dei “prigionieri” costretti da feritoie, costrizioni, da inesorabile sconfinamento; figure umane chiuse da sbarre incubo; una serie di gesti tesi a una impossibile evasione, anelanti di libertà e la “risurrezione”: l’uomo che, morto, si eleva nei liberi spazi dell’eternità. E dal sacrificio, la “ricostruzione umana”, solidarietà.

Grazie alla convenzione fra la Fondazione Socin e la Ripartizione Musei della Provincia Autonoma di Bolzano le schede relative ad un nucleo di opere di Tullia Socin ed Enrico Carmassi sono visibili sul portale dei beni culturali in Alto Adige.